NYMPHS

A project by Sara El Beshbichi

Models (in order of colors):
Francesca "Stelladiplastica" Pellegrini ,Refen Doe, Riae Suicide, Gloria Cadinu, Miele Rancido, Natasha Legeyda, Miriam Ondinae, Marta Santospirito e Cristina Naciu, Tanya Bat, Alice "Candy", Sara Lilith Sonnessa, Violet Suicide.

Thanks to Alessandro Mazzetti, Giada Rusmini, Gaia Formenti and Emanuele Conte too.

NYMPHS

Sara El Beshbichi

 

La nostra cultura affonda le radici in un passato di cui percepiamo il valore anche quando non siamo più capaci di riconoscerne pienamente il significato. Così è per la sapienza greca che resta insieme misteriosa e affascinante perché richiede un approccio dove si mescolano sistematicità e intuizione, ragione e sentimento, vissuti non come elementi antitetici ma come principi complementari e quindi imprescindibili del discorso dialettico.

E’ il caso del mito che non è leggenda né favola ma un modo per presentare la storia in una  veste enigmatica utile per mettere 

alla prova gli uomini sfidandoli a comprenderla perché anche quelle che sembrano solo fantasie nascondono motivazioni razionali profonde.

L’esistenza delle Ninfe che abitano i luoghi più affascinanti della natura incontaminata, per esempio, ha una spiegazione precisa perché sacralizzare fiumi, sorgenti, cascate obbliga tutti a rispettarle. Sara El Beshbichi ritorna sui passi del mito con lo spirito che anima la contemporaneità più consapevole, quella capace di valorizzare il passato fino a farlo proprio interpretandolo con originalità.

E’ curioso notare che fra i moltissimi pittori che hanno dipinto le ninfe (dai grandissimi come Gian Battista Tiepolo, Tiziano, Edouard Manet e Pierre-August Renoir ai meno noti come John Waterhouse, Herbert Draper o Alexander Cabanet) tutti si sono soffermati sull’avvenenza femminile ponendo la natura come semplice sfondo. Nelle sue affascinanti riprese la fotografa ha compiuto l’operazione inversa inserendo cioè le modelle in paesaggi di un incanto unico aggiungendo per ognuna la scelta di un colore diverso.

Le sue Ninfe diventano così – autentiche interpreti del mito reso contemporaneo – le custodi della bellezza in cui sono immerse e con cui idealmente dialogano: lo splendore delle rocce bagnate esalta l’intensità del nero, i riflessi dell’acqua fanno emergere la brillantezza del verde, l’esuberanza dell’autunno si ritrova nelle mille sfumature con cui le foglie si immergono nel rosso. E lì, padrone dei loro angoli di natura, queste divinità pagane mostrano i loro corpi in pose seducenti che incantano lo sguardo.

Per ricordarci che il mondo ha bisogno di grazia e di tutto il nostro incantato rispetto. 

 

Roberto Mutti

Comunicato Stampa: